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Debito e generazioni future

06/01/2021

Si parla molto delle generazioni future e dei giovani a cui anziani cittadini, politici corrotti, imprenditori truffaldini lasceranno un’enorme quantità di debiti da restituire, debiti egoisticamente accumulati allo scopo di “vivere al di sopra delle proprie possibilità”.

Insomma, masnade di anziane cicale che si beffano delle giovani formichine.

I numeri parlano chiaro: il debito pubblico ha superato da tempo i 2mila miliardi di euro ed è in crescita continua, arrivando a essere ben superiore al PIL annuale. Ogni nuovo nato si trova addossato un debito di circa 37mila euro che dovrà restituire, poverino. Neanche Erode era così feroce!


Le cose stanno così? Se questa narrazione avesse anche un minimo di attendibilità ogni persona ragionevole di età superiore ai 40/50 anni si dovrebbe sentire un verme e agire di conseguenza!


Lo so che sembra strano, ma vi assicuro che il 99% di questo che è ormai diventato un luogo comune è un’assoluta balla!

Cercherò brevemente di mostrarvelo in pochi punti sintetici:


1)    Innanzitutto, si parla di debito finanziario, cioè di fondi liquidi, niente a che fare con la ricchezza che è cosa ben più vasta e di cui l’aspetto finanziario è solo una parte. Prendiamo ad esempio una eredità lasciata ai figli, abbiamo due situazioni completamente diverse: a) una eredità composta da un debito di 100mila€ e una casa che ne vale 300mila, b) una eredità in cui si lasciano solo 100mila€ di debito e niente casa. Secondo i dati della Banca d’Italia la ricchezza in mano alle famiglie italiane e di circa 10mila miliardi di €, di cui circa 6mila in abitazioni. Siamo quindi nel caso della prima famiglia.

2)    Va ricordato che contabilmente per ogni € di debito esiste un € di credito. E quindi alla massa di debitori si “oppone” una massa di creditori per la stessa esatta somma. Quindi il problema è capire chi sono i debitori e chi i creditori. La tabella della Banca d’Italia che allego descrive la contabilità finanziaria dell’Italia, cioè le sue attività e passività finanziarie classificate secondo il tipo e il possessore. Da questi dati si possono desumere alcune cose:

a.    Le passività totali sono 16mila miliardi di € a cui ovviamente corrispondo 16mila miliardi di attività.

b.    Come sono messi i cittadini italiani? Non male, visto che abbiamo passività per 2.265miliardi di €, ma crediti per 2.780miliardi di €. Cioè siamo creditori netti nei confronti dell’estero di 115 miliardi di €.

c.    Chi sono i debitori e chi i creditori italiani? La sintesi è semplice i debitori sono in parte minore le imprese ma soprattutto lo Strato centrale e le amministrazioni periferiche; i creditori sono le imprese finanziarie e le famiglie.

d.    In sintesi, la situazione patrimoniale italiana è sostanzialmente equilibrata, niente di drammatico. I veri temi sono i soliti, visto che i creditori sono (direttamente o indirettamente) le famiglie italiane e i maggiori debitori siamo noi stessi come collettività, come stiamo usando queste risorse collettive, a favore di chi, con quali scopi? Questi sono i veri problemi che lasceremo alle prossime generazioni e se errori ci sono stati riguardano principalmente questi aspetti.


Cosa resta del mito “abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità”? Quasi nulla dal punto di vista generale, rimangono però aperte due questioni che queste sì dovrebbero essere oggetto di analisi attenta e puntuale:

1)    È ovvio che i soggetti debitori non coincidono con quelli creditori, in particolare non sono indifferenti sia la distribuzione dei debiti e dei crediti. sia la distribuzione della ricchezza fra le famiglie. È nella distribuzione che sorgono i problemi e i conflitti, le ingiustizie e gli egoismi. Questo tema è talmente difficile da affrontare seriamente che di fatto quasi non esiste, se non marginalmente e sporadicamente, nel dibattito politico ed economico. Alla discussione sulla distribuzione del reddito e della ricchezza si preferisce quella relativa alla sua produzione, lasciando di fatto intendere che le due cose siano separate, quando è evidente che non è così; anche se la discussione sul loro legame, investendo temi che vanno ben al di là della teoria economica ma argomenti politici, ideologici ed etici, è veramente difficile.

2)    Come mai una narrazione che alla prova dei fatti si dimostra errata e fuorviante è stata propagandata, diffusa da tutti i media e anche dalla maggioranza di economisti e politici, tanto da diventare un luogo comune? A questa domanda avrei una risposta che però ha il limite di provenire da un’ottica, la mia, di economista e quindi parziale e limitata. La mia idea è questa: il punto di partenza è l’affermazione quasi totalitaria nel mondo accademico, scientifico e culturale fra gli economisti dell’ideologia liberista, sia in buona fede (ignoranza), ma anche in buona parte in cattiva fede (interessi economici e di carriera). Questa affermazione è andata di pari passo con gli interessi politici, economici e ideologici delle classi dirigenti e dei politici e con gli strumenti di comunicazione loro dipendenti. Narrazione tanto fortemente e potentemente alimentata che ha coinvolto, anche per una evidente debolezza ideale e ideologica, larga parte di chi ha, o dovrebbe avere e difendere, interessi opposti.


In conclusione, mi piacerebbe potermi rivolgere ai giovani e avvertirli: non fatevi ingannare, da sempre chi agisce per i propri interessi egoistici riesce a portarli avanti meglio se crea falsi nemici.