Idee e pareri in libertà


SINTESI

Questo libro raccoglie una serie di riflessioni, di opinioni e di idee elaborate negli ultimi anni e rese pubbliche principalmente attraverso varie forme di forum di discussione su internet e scambi con amici.

Che cosa mi ha portato a imbarcarmi in questa impresa? Credo che bisogna prescindere dall’ovvio, indispensabile e primario motivo legato a una buona dose di esibizionismo e al desiderio (illusione?) che le mie idee possano essere prese in considerazione, ma mi sono sforzato a cercare un senso un po’ più generale di questa pubblicazione.

Questo senso generale l’ho trovato, o mi sembra di averlo trovato, nel fatto che gli argomenti che propongo e su cui esprimo le mie opinioni sono argomenti “alla portata di tutti”. Con questo intendo argomenti sui quali chiunque, indipendentemente dalla preparazione culturale e professionale, potrebbe esprimere una propria opinione. L’aspirazione di questi scritti è quella che chi li legga possa reagire in qualsiasi modo che non sia un: non mi interessa, non capisco o ma di che parla?

Gli interventi che propongo sono brevi e nella stragrande maggioranza “autocontenuti”: si può tranquillamente saltare da un paragrafo a un altro senza rischio di incomprensione, sono spunti di discussione, stimoli a farsi una chiacchierata fra amici.

Questo libro è strutturato in tre capitoli che indicano i tre argomenti generali trattati: il costume, la politica e l’economia. Ognuno di questi argomenti credo possa essere considerato oggetto e soggetto dei pensieri, delle idee e delle discussioni di chiunque, anche perché la nostra vita è coinvolta quotidianamente da problemi che direttamente o indirettamente possono essere inquadrati nei tre temi che danno nome ai capitoli. I capitoli sono divisi in sezioni che affrontano argomenti particolari, sotto temi, a loro volta distinti in paragrafi.

Come già detto, anche al livello più basso, quello dei paragrafi, non c’è un legame di continuità, infatti gran parte degli interventi sono stati stimolati da avvenimenti e cronache del periodo e del giorno in cui sono stati scritti, affrontano quindi temi molto specifici e spesso datati. Ogni paragrafo è contrassegnato dalla data in cui l’intervento è stato scritto, nella riedizione degli interventi sono stati fatti pochi cambiamenti, quasi sempre formali perché ho preferito, nel bene e nel male, mantenere l’originale stimolo e reazione a caldo rispetto al tema affrontato. Ciò naturalmente porta a individuare negli scritti contraddizioni e errori di valutazione e di previsione, ma a un aggiustamento ex-post che avrebbe reso meno criticabili alcune argomentazioni esposte, ho preferito mantenere lo spirito originale.

Lo spirito che mi ha portato a pubblicare questi scritti contrasta e contraddice drasticamente lo spirito che animava tutti i miei lavori precedenti. Infatti questo volume non ha uno scopo didattico o di convincimento e soprattutto non ha la pretesa di dimostrare eventuali abilità professionali o dialettiche. Nella mia carriera professionale il fare ricerca e pubblicare invece era un’attività strettamente condizionata da questi due scopi: didattici e di promozione accademica. Per fortuna, o purtroppo, l’età e il ruolo sono cambiati e quindi questi scritti si sono liberati da quei pesanti e ingombranti obiettivi.

Questa “liberazione” mi ha permesso di scrivere di getto, senza freni inibitori e se la mancanza di prudenza e di elaborazione mi ha portato a esagerazioni, estremismi e errori non me ne pento, anzi li considero una caratteristica importante per quello che vorrei provocare nel lettore: la voglia di esprimere pareri e considerazioni proprie sull’argomento che ho affrontato, insomma pensare con la propria testa.

Buona lettura! 


INDICE


Cap. 1 - Il costume

Dare un titolo a questo primo capitolo non è stato facile e la soluzione che ho adottato: "Il costume", non mi soddisfa. In realtà ho raccolto in soli due capitoli, "Donne e figli” e "Cultura e sentimento" gli scritti che mi è apparso difficile etichettare. Posso dire che riporto idee e considerazioni che sono scaturite sia da avvenimenti e notizie del momento, sia da reazioni a ciò che hanno scritto, sui social network che frequento, alcuni amici.

Donne e figli

‍    •    Stupro (nota al caso della violenza sessuale del pugile Tyson)

‍    •    Vantaggi della discriminazione

‍    •    Donne, potere e telecomunicazione

‍    •    Maschilismo

‍    •    Uomo oggetto sei buono solo a letto

‍    •    Donne in carriera

‍    •    Maternità e paternità

‍    •    Figli e ostaggi

‍    •    Femminicidio e donna oggetto

‍    •    Maternità surrogata

Cultura e sentimento

‍    •    Avatar, guerra e sottosviluppo

‍    •    Essere pensionati

‍    •    Storia e sentimenti

‍    •    Lettera da un amico sui giovani e risposta

‍    •    Immagini orribili

‍    •    Hollywood


Cap. 2 - La politica

Mi sono sempre interessato della politica intesa come interesse culturale per le idee e le azioni che si pongano come obiettivo quello di migliorare il mondo per tutti e in particolare per chi sta peggio. La mia cultura non è assolutamente cattolica: grazie alle attenzioni di un prete durante una confessione, sono diventato ateo subito dopo aver fatto la prima comunione; ciononostante ho sempre legato il mio interesse nel cercare di capire cosa mi succedeva intorno partendo dalle condizioni dei più deboli.

Ciò in parte credo sia dovuto al fatto che in un periodo delicato della mia vita, quello della prima adolescenza, mi sono trovato a essere debole e discriminato a causa della mia provenienza terrona. Sono nato e vissuto ad Ancona fino ai 12 anni poi mi sono trasferito a Ravenna, in quel periodo (non so ora) per i ravennati tutti coloro che vivevano sotto il Rubicone erano terroni. Essere deriso e preso in giro per il mio accento e per il fatto di non riuscire a capire il dia-letto romagnolo (era per me una lingua straniera) mi ha quasi automaticamente schierato dalla parte dei più deboli e instillato in me un odio sviscerato per ogni forma di razzismo e discriminazione.

La “ricaduta” politica di questa mia esperienza fu faticosa, mi sono subito sentito di sinistra, ma era il periodo della rivolta ungherese, con i profughi che occupavano le colonie del litorale adriatico, le idee di sinistra, di uguaglianza  di lotta per la giustizia sociale mi piacevano tanto, ma in quelle condizioni non avevo il coraggio di dichiarami comunista e allora dicevo di essere socialista, molto più accettabile come collocazione.

Sono diventato comunista in due fasi, la prima fase ha un’origine viscerale, durante la guerra di liberazione in Algeria, in uno scambio internazionale a 16 anni mi sono trovato da solo in Francia ospite a casa di benpensanti francesi che avevano un atteggiamento nettamente coloniale. A me sembrava assurdo che un paese fosse proprietà di un altro paese e difendevo accanitamente il diritto degli algerini all’indipendenza. La reazione di chi mi contrastava era del tipo: “Ma solo i comunisti la pensano come te”, mi ricordo nettamente il momento in cui spavaldamente comunicai: “E allora sono comunista anche io!”.

Il passo più consapevole avvenne molti anni dopo, quando, matricola universitaria a Bologna, dopo un brevissimo e triste al ricordo, periodo di immersione nella goliardia, incontrai un gruppo di amici con i quali maturai, faticosa-mente e spesso in modo sofferto, sia le mie idee di sinistra sia come persona.

Da allora la politica entrò a far parte della mia vita e del mio modo di essere anche come individuo, la cosa che considero un po’ strana è che, nonostante questa mia passione, non mi venne mai in mente di far parte di un partito, cioè il mio impegno era essenzialmente intellettuale, di studio e di discussione.

Una svolta decisiva, come per molti della mia generazione, furono tre avvenimenti. la morte di Paolo Rossi per colpa dei fascisti all’Università di Roma mentre ero lì ancora studente, la guerra del Vietnam e naturalmente i movimento del ’68 e successivi ai quali partecipai attivamente e in alcuni periodi a tempo pieno.

Posso dire che sono rimasto legatissimo (non mi piace il termine fedele) a questo periodo, critico su alcune cose, mai pentito. Sono anzi sicuro che molte delle idee e prese di posizioni politiche che esprimo negli scritti che qui pro-pongo siano, nel bene o nel male, pesantemente condizionate da questa mia storia passata, ma ancora vivissima in me. Ciò comporterà senz’altro che alcuni lettori troveranno estremiste, velleitarie, presuntuose o addirittura fastidiose alcune delle idee che vengono proposte. Poco male, lo do per scontato e lo considero un possibile effetto collaterale, non inutile, anzi ricercato, del mettere in giro le mie idee.

Anche in questo capitolo ogni intervento è contrassegnato con la data esatta in cui è stato scritto, ma nel caso di questo capitolo credo che il lettore debba fare lo sforzo di collegare le opinioni e le previsioni espresse alla data in cui sono state scritte. Ho infatti preferito lasciare la versione originale anche nel caso di eclatanti errori di previsione da me espressi.


  • Democrazia e istituzioni
  • I conflitti sociali
  • Intolleranza e razzismo
  • La sinistra
  • Il Movimento 5 stelle
  • Il governo Renzi
  • Terrorismo
  • La situazione internazionale


Cap. 3 - L’economia

Sono diventato economista per caso, “nasco” statistico e attuario e come attuario ho iniziato la mia carriera accademica. Mi sono sempre piaciuti i numeri e la matematica ciò grazie a un professore di matematica delle superiori il cui insegnamento della matematica trovavo affascinante e divertente, la scelta di studiare alla facoltà di Statistica, specializzandomi come attuario, mi sembrò la migliore.

Purtroppo, o meglio per fortuna, dopo aver fatto il militare, entrai come borsista in scienza attuariali all’università proprio nel 1968, ed è stato per me naturale partecipare, anche se ero “anziano” alla vita del movimento degli studenti. In una affollatissima assemblea di studenti ci fu uno scontro (come spesso accadeva) ad occupare il tavolo della presidenza, non si riusciva a trovare un accordo, finalmente fu trovata la soluzione: “Abbiamo qui la fortuna di avere un docente (io), chi meglio di lui può garantire un equo dibattito e un’ordinata discussione?”, insomma il mio essere un povero borsista fu interpretato come posizione di per sé al di sopra delle parti (mi conoscevano come quello che interrogava agli esami, cioè “importante” a prescindere). Quindi mi ritrovai a presiedere l’assemblea.

Ebbene va detto che il mio cattedratico (esistevano i veri baroni a quel tempo), bravissima persona, era un classico democristiano il quale interpretò questa mia collocazione di presidente di un’assemblea studentesca, come indicazione che fossi il “ Capo" del movimento e della rivolta! Credo che si sia spaventato a morte e da buon democristiano trovò la soluzione indolore che lo liberò dall’imbarazzo di avere fra le sue fila un “pericoloso estremista”, mi passò a un altro cattedratico che veniva considerato di sinistra e più vicino agli studenti. La mia fortuna fu che quest’altro cattedratico era Paolo Sylos Labini, che ben conoscevo e stimavo, ma che aveva un difetto: era un economista e io di economia non sapevo assolutamente nulla. Il mio riciclaggio non fu indolore, fu faticoso e controverso e la mia passione per la matematica e la statistica mi servì a trovare un campo di lavoro che mi permise, fra traversie, casualità e fortune, di fare la carriera accademica fino alla fine.

Mentre dal punto di vista accademico la mia vita come economista fu faticosa e in salita, dal punto di vista culturale e politico invece riuscii a conciliare studio, lavoro e passione per la politica. Come la mia concezione della politica è sempre stata quella di considerarla uno strumento per intervenire sulla realtà, così per me l’economia è sempre stata considerata uno strumento per capire tale realtà.

Col tempo c’è stato da parte mia un ridimensionamento della capacità della disciplina economica (l’economia non è una scienza) di essere lo strumento per la comprensione delle relazioni umane e sociali, anche quelle economiche, ma è indubbio che la conoscenza, in qualche caso anche puramente tecnica, delle caratteristiche di alcune relazioni economiche sia utile alla comprensione del mondo.

Qui riporto alcuni interventi su temi di economia e di politica economica molto legati ad avvenimenti specifici e quindi senza nessuna pretesa di discussione teorica o tecnica di livello. Si tratta principalmente di riflessioni “a caldo”, che quindi risentono del clima politico e personale del momento, ma qui proposte nella speranza che possano suscitare nel lettore uno stimolo a riflettere e farsi un’opinione sul tema affrontato.


  • Spesa pubblica e politica economica
  • Il debito pubblico
  • I giovani e la generazione del ’68
  • Il lavoro
  • Progresso tecnico
  • La crisi economica
  • Euro
  • Istruzione