Scuola pubblica e scuola privata [Paolo Sylos Labini]

áNon c'Ŕ dubbio che, nelle trattative con la democrazia cristiana, ci sarÓ battaglia sul contributo statale - comunque lo si voglia chiamare - alla scuola privata. Questo vorremmo ricordare agli amici socialisti: che da noi, a differenza di quanto Ŕ accaduto ed accade in altri paesi, dove vigono diverse norme costituzionali, questa non Ŕ una battaglia politica, ma una battaglia di onestÓ e di decenza: non si tratta in alcun modo di anticlericalismo o di favore o avversione per la religione. L'art. 33, comma 3, della nostra Costituzione dice: źEnti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato╗. Ora, per ogni persona provvista di un minimo di onestÓ e di pudore senza vuole dire senza e non vuol dire con - non c'Ŕ ábarba di sofisma che possa dimostrare che il bianco Ŕ nero e che la luce Ŕ buio. Di ci˛ si rendono conto anche numerosi democristiani onesti. A costo di passare per un ingenuo dico che non sarÓ impossibile ottenere il loro appoggio, se l'alternativa verrÓ posta in termini drasticamente chiari: coloro che vogliono il contributo dello Stato per la scuola privata debbono avere il coraggio di proporre la revisione costituzionale; altrimenti non sono dei politici che si battono per una tesi che pu˛ essere condivisa o respinta; sono semplicemente dei cialtroni (e il galantuomo che resta passivo e silenzioso di fronte alle soperchierie altro non Ŕ che un cialtrone al quadrato).

I democristiani affermano di essere particolarmente sensibili ai problemi della scuola, sul fondamento della loro visione etica e religiosa: la scuola forma le persone ed il suo progresso Ŕ condizione del progresso spirituale dell'intera comunitÓ. Ora, bisogna dir chiaro, ai democristiani onesti, che non si pu˛ fondare nessun progresso spirituale e civile su un lurido imbroglio.

Paolo Sylos Labini, Un documento serio, Astrolabio, n. 14, 1963, p. 21