Non sono convinto che l'obiettivo dell'Occidente fosse quello di «annientare» la Russia ma, almeno per gli USA, di recidere un possibile crescente legame economico dell'Europa con Russia e Cina.
Se questa interpretazione è corretta, mi sembra evidente che gli USA abbiano ottenuto una vittoria, almeno per quanto riguarda il rapporto Russia-Europa; per la Cina, invece, siamo forse vicini a un risultato analogo.
Chi ha perso, politicamente ed economicamente, è l'Europa o, meglio, la maggioranza dei cittadini europei, ormai sempre più condizionati dagli interessi dei grandi gruppi finanziari e dei produttori di armi, gli unici che sembrano essere stati pienamente in sintonia con gli USA. La classe dirigente europea si è dimostrata, sotto questo profilo, non molto diversa dalla storica «classe comprador» del periodo coloniale, arricchendosi e consolidando il proprio potere alle spalle delle popolazioni.
Naturalmente, tutta la valutazione dovrebbe essere commisurata agli obiettivi che i diversi paesi in competizione si sono posti. Se, per esempio, l'obiettivo della Russia fosse stato quello di impadronirsi di tutta l'Ucraina, sarebbe evidente parlare di un fallimento. Allo stesso modo, se l'obiettivo degli USA e dell'Europa fosse stato quello di sbarazzarsi di Putin e quindi di ridimensionare enormemente la Russia, anche in questo caso sarebbe altrettanto evidente parlare di fallimento.
Mi rendo conto che è difficile fare un'analisi seria e attendibile delle intenzioni degli Stati, ammesso e non concesso che tali intenzioni fossero chiare fin dall'inizio. Un'idea, tuttavia, si può avere osservando come l'Europa si è comportata e continua a comportarsi e, soprattutto, valutando i risultati che ha ottenuto.
È qui che, a mio avviso, l'analisi dovrebbe tenere conto anche della vecchia teoria delle classi. Da questo punto di vista, mi sembra difficile non osservare come si sia consolidata e affermata una nuova classe «padronale», molto diversa da quella tradizionale e quindi difficilmente identificabile sia nelle singole persone sia nella loro nazionalità. Il potere economico è infatti sempre più concentrato in gruppi finanziari e industriali internazionali, la cui appartenenza nazionale è spesso poco significativa.
A questo si è accompagnato l'affermarsi e il consolidarsi di una classe politica e sociale che richiama, almeno per alcuni suoi aspetti, la «classe comprador» descritta dai teorici della dipendenza post-coloniale: una classe dirigente che trae vantaggi economici e accresce il proprio potere politico attraverso rapporti di dipendenza con forze economiche e geopolitiche esterne, a svantaggio di una parte consistente della popolazione europea.
Da questo punto di vista, quindi, sì: la lotta di classe, per quel che ci riguarda in quanto europei, l'hanno vinta loro, quali che fossero gli obiettivi iniziali del conflitto.
Per quanto riguarda la Russia, invece, non conosco abbastanza la sua situazione interna e internazionale per poter esprimere un giudizio. Cerco soltanto di informarmi, anche se non è facile trovare fonti che ritenga sufficientemente chiare e attendibili.