I conflitti internazionali attuali, guerreggiati o no, vengono da molti fatti risalire a un tradizionale confronto fra diversi imperialismi.
Quello che vorrei affrontare sono le differenze strutturali che, a mio avviso, sono rilevanti nel distinguersi dalla propagandata equivalenza delle politiche imperialistiche delle tre potenze dominanti.
È evidente innanzitutto come esistano indubbie differenze operative fra USA, Russia e Cina, per cui mentre gli USA nel loro cinismo puntano alla distruzione del paese nemico (Iraq, Libia, Afganistan, Palestina, ecc.), la Russia ha un comportamento militare più classico e “ottocentesco” e la Cina è un paese che cerca l’egemonia attraverso il commercio e non le armi.
Ma a parte questa distinzione, non irrilevante, la vera differenza sta nel fatto che l’aggressività, attualmente armata, degli Usa è dovuta al tentativo di arginare un indubbio declino del suo potere mondiale e alla crisi economica interna: in breve la difesa del livello di vita degli statunitensi è legata al mantenere un dominio militare sul mondo, cioè una lotta alla sopravvivenza del loro modello di vita.
Questa cosa non è vera né per la Russia, né per la Cina. Quali siano i motivi dell’aggressione della Russia all’Ucraina è molto difficile, se non impossibile, legarli a un problema di sopravvivenza politica o economica del paese, al massimo potremmo dire per più o meno maniacale paura di essere deboli sul piano dell’equilibrio militare mondiale. Per la Cina è ancora più evidente che la loro politica di sviluppo, contrariamente a quello che si pensa, non sia legata principalmente alla loro espansione commerciale. Non solo il peso nell’economia cinese dei rapporti internazionali è molto più basso di tutti i paesi occidentali, ma la loro, politica commerciale, che naturalmente viene fatta per loro interessi, specialmente per i paesi del Terzo Mondo è, per la prima volta, non di rapina ma di accordi reciprocamente vantaggiosi (da qui la cosiddetta penetrazione in Africa e Sud America), senza sparare un colpo e senza interferire pesantemente nelle politiche nazionali.
In conclusione, sono convinto che il pericolo per l’umanità venga principalmente, se non esclusivamente, dagli USA. Questo indipendentemente dal presidente di turno, così come il problema per i palestinesi non è Netanyahu, ma Israele!